Fotografare gli animali selvatici è possibile anche senza un budget da professionista, ma richiede conoscenza tecnica, pazienza e un approccio etico che troppo spesso viene ignorato.
In questa guida condivido quello che ho imparato in circa 10 anni di uscite sul campo: tecniche di esposizione, gestione dell’autofocus su soggetti veloci, scelta dell’attrezzatura e logistica dell’appostamento. Non troverai tecnicismi copiati da manuali, ma impostazioni reali testate con la mia fotocamera, nei contesti specifici della fauna italiana ed europea.
Orientamento ai lettori
Da sempre nutro un forte fascino per gli animali e per la natura. Fin da piccola, durante le passeggiate nei boschi, i miei occhi cercavano sempre la fauna selvatica: dal cervo al capriolo, dal camoscio allo stambecco, dalla volpe allo scoiattolo.
Quando ho incontrato il mio compagno ho scoperto una passione condivisa iniziata dai paesaggi, poi sempre più orientata a fotografare gli animali.
Come fotografare gli animali selvatici in natura
In questo articolo desidero condividere alcuni consigli ed esperienze vissute direttamente (senza alcuna pretesa di insegnamento), che avrei trovato estremamente utili quando ho iniziato a fotografare la fauna.
Ecco quindi alcuni spunti interessanti che possono aiutare chiunque a muovere i primi passi nella wildlife photography.
Prima di uscire: le regole etiche fondamentali
- Distanza di sicurezza: se l’animale alza la testa, smette di mangiare o si sposta, sei già troppo vicino. Allontanati lentamente senza movimenti bruschi.
- No coordinate GPS pubbliche: non condividere mai la posizione di specie protette, nidi o tane nemmeno in forma vaga su post, story o commenti.
- No foto in diretta: aspetta almeno 48–72 ore prima di postare immagini geolocalizzate. Per specie sensibili (lupo, orso, aquila) aspetta settimane o stagioni.
- Rispetta i regolamenti dei Parchi: ogni parco nazionale italiano ha norme specifiche su distanze e uso di capanni.
- Non foraggiare mai: nutrire la fauna selvatica crea dipendenza dall’uomo e può portare alla soppressione dell’animale.
- Il benessere dell’animale viene prima della fotografia. Sempre.
Fonti: ISPRA: linee guida sul disturbo alla fauna selvatica · Regolamento PNALM · Wildlife Photographer of the Year Code of Ethics. Verifica sul sito di parks prima di ogni uscita.
Consigli prima di iniziare a scattare
La fotografia di animali selvatici nasce dal rispetto per la natura. Prima di partire, informati, studia e se sei alle prime armi, affidati a guide o naturalisti esperti. Rispetta le regole dei Parchi, resta sui sentieri, non inseguire né foraggiare gli animali, mantieni la distanza e muoviti con discrezione.
Attenzione anche all’uso dei social: non condividere mai la posizione di specie sensibili o immagini che incentivino comportamenti dannosi e mai postare una foto in diretta se non a distanza di giorni o stagioni soprattutto per le specie a rischio. La ricerca di visibilità non deve mai compromettere il benessere degli animali. Ogni scelta, sul campo e online, contribuisce a proteggere un equilibrio fragile.
Osserva, studia l’ambiente e gli animali

Prima di avventurarsi sul campo con fotocamera e obiettivo in mano, è fondamentale acquisire una buona conoscenza delle specie che desideri immortalare.
Fotografare gli animali richiede più di un buon occhio e un’attrezzatura adeguata: serve pazienza, etica e una profonda comprensione dei comportamenti dei soggetti.
Leggere libri specializzati, seguire documentari naturalistici e consultare le fonti scientifiche più aggiornate ti permetterà di prevedere movimenti, abitudini e reazioni degli animali, riducendo al minimo il disturbo al loro habitat.
Concetti etologici fondamentali per la fotografia faunistica
- Finestre di attività: la maggior parte dei mammiferi italiani è crepuscolare e si attiva nelle 2 ore precedenti e successive all’alba e al tramonto. Il cervo è più attivo nelle prime ore del mattino; il capriolo è spesso visibile nei prati e in attività anche durante tutta la giornata soprattutto a inizio primavera.
- Home range e percorsi abituali: gli ungulati seguono tragitti preferenziali legati a risorse alimentari, abbeveratoi e copertura. Studiare tracce, raspature e sfregamenti su alberi permette di individuare questi corridoi e posizionare l’appostamento in modo mirato.
- Distanza di fuga: la distanza minima a cui un animale tollera la presenza umana prima di allontanarsi. Varia per specie: lo stambecco in zona protetta, come ad esempio nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, tollera circa 15m; il capriolo selvatico si spaventa spesso e già può scappare dai 100 ai 150m (diverso se ti trovi in macchina). Superare questa distanza significa disturbare e spesso vanificare l’uscita.
- Stagionalità comportamentale: il bramito del cervo (settembre–ottobre), i combattimenti dei camosci (novembre), caprioli con i piccoli (maggio–giugno) sono finestre ad alta resa fotografica ma anche periodi di massima vulnerabilità allo stress.
Studiare l’ambiente, inoltre, ti aiuterà a individuare tracce, sentieri e luoghi di passaggio, aumentando così le possibilità di incontri autentici e significativi. Un approccio rispettoso e consapevole non solo migliora la qualità delle tue fotografie, ma contribuisce anche alla conservazione della biodiversità che stai raccontando attraverso le immagini.
Nell’articolo su come riconoscere le impronte degli animali selvatici puoi trovare suggerimenti utili per imparare a leggere e interpretare le tracce degli animali nel bosco.
Tecniche di scatto per fotografare gli animali selvatici
A differenza di altri generi fotografici, nella Wildlife Photography, il controllo della scena, ad eccezione dello sfondo, è ridotto: sono gli animali a dettare tempi e dinamiche. Per questo motivo è essenziale padroneggiare alcune tecniche di scatto. Il fotografo deve anticipare, non reagire, di conseguenza le impostazioni devono essere già pronte prima che l’azione accada.
Nella fotografia naturalistica hai quasi sempre un vincolo fisso: il tempo di scatto non puoi abbassarlo troppo (pena il soggetto mosso). Gli altri parametri si adeguano di conseguenza.
- Tempo di scatto (priorità assoluta): sceglilo per primo in base alla specie e al tipo di movimento. Gli altri parametri si adeguano.
- Apertura: usa la massima disponibile per avere più luce; chiudi solo per gruppi di animali o paesaggi faunistici.
- Auto-ISO come alleato: su corpi moderni (Z8, R5 MkII, A1) imposta Auto-ISO con un limite superiore (es. 25.600) e un tempo minimo garantito. La fotocamera alzerà gli ISO solo se necessario per mantenere quel tempo.
Schema pratico ad esempio da usare la sera:
Modalità Tv/S → Tempo: 1/800–1/1250s → Apertura: massima → ISO: Auto (max 25.600).
Quali tempi di scatto utilizzare?
Se devi congelare il movimento di un animale veloce (un camoscio che salta giù da un pendio, un martin pescatore) potresti utilizzare la priorità di tempo (TV per Canon – S per Nikon): impostazioni con tempi rapidi, come 1/1000s o più veloci, sono ideali per catturare animali in corsa, in volo o durante interazioni dinamiche. Inoltre dovresti attivare la modalità scatto veloce, utile per le scene in movimento.
Alcuni esempi di situazione a cui ho assistito:
Cervo in fase di bramito
1/800–
1/1250s
Movimento testa lento e ritmico. Sufficiente per congelare anche il vapore mattutino.
Cervo in fase di bramito
1/800–
1/1250s
Movimenti esplosivi su terreno roccioso. Spesso fa una sorta di capriola quando scende dai penddi. Usa raffica continua.
Martin Pescatore
1/3200–
1/4000s
Veloce durante il volo e si tuffa in picchiata in verticale per prendere i pesci. La luce è spesso scarsa durante le riprese.
Aquila o Gipeto
1/1250–
1/2500s
In planata basta 1/1250s; in picchiata servono almeno 1/2500s. Spesso bisogna stare attenti al controluce per riuscire a immortalare i colori.
Capriolo al pascolo
1/500 – 1/800s
Movimenti lenti al pascolo. Presta attenzione soprattutto quando alza la testa. Seppure sia una animale veloce difficilmente corre a meno che non percepisca un pericolo.
Come regolare il diaframma per isolare il soggetto (Bokeh)?
Per soggetti singoli un’apertura ampia (es. f/2.8, f/4, f/5.6 – generalmente teleobiettivi di alta fascia) crea un bello sfocato dello sfondo (bokeh) che isola il soggetto.
Per paesaggi con animali o gruppi di animali un’apertura del diaframma più chiusa (es. f/9, f/13) ti darà una maggiore profondità di campo. Attenzione che in linea di massima a seconda della distanza, dello sfondo e della qualità e performance dell’obiettivo è possibile ottenere sfocati buoni anche ad f8/9.
Tre fattori che determinano la separazione soggetto-sfondo
- Lunghezza focale: a parità di apertura, un 500mm separa il soggetto molto più di un 100mm poichè il campo visivo ristretto comprime le distanze e amplifica il fuori-fuoco.
- Distanza soggetto–sfondo: uno sfondo distante (oltre 50m) va fuori fuoco anche a f/8–9 con un 500mm. È il fattore che i principianti sottovalutano di più.
- Distanza fotocamera–soggetto: più sei vicino al soggetto, minore è la profondità di campo residua. A 30m con un 500mm f/5.6, la PDC è di poche decine di centimetri.
Regola pratica: prima di chiudere il diaframma per ottenere più nitidezza, prova ad allontanare lo sfondo cambiando posizione se possibile. Spesso è più efficace che modificare l’apertura. Ho foto fatte con obiettivi chiusi e ad F9 che, con lo sfondo distante, sembrano siano quasi state scattate a f 2.8.
Come adattare la sensibilità ISO?
Allo stesso tempo, sii pronto ad adattare la sensibilità ISO in base alla luce disponibile o a utilizzarla in automatico (se la fotocamera ha un buon sensore e una buona gestione del rumore digitale), specialmente nelle ore più suggestive come alba e tramonto, quando di solito l’attività è più intensa. Più bassa è (esempio 100 iso) più qualità e meno rumore fotografico avrà la foto.
Configurazione Auto-ISO ottimale per la wildlife
Invece di gestire manualmente gli ISO in situazioni dinamiche, configura l’Auto-ISO con tre parametri: ISO minimo (100–200), ISO massimo (vedi tabella) e tempo minimo garantito (es. 1/1000s). La fotocamera alzerà automaticamente gli ISO solo se necessario per rispettare quel tempo tu non tocchi più nulla.
| Corpo macchina | ISO massimo indicativo da utilizzare | Note pratiche |
|---|---|---|
| FF 45MP (R5 MkI e MkII) | 12.800–25.600 | Con Lightroom AI denoise si possono ottenere risultati davvero ottimi. |
| APS-C 32MP (R7) | 6.400–12.800 | Eccellente in luce sufficiente; soffre all’alba con tempi molto rapidi |
Quale modalità Autofocus usare in fotografia naturalistica?
Utilizza l’autofocus continuo per seguire soggetti in movimento e scegli un punto di messa a fuoco singolo o un’area ristretta per mantenere nitido il soggetto principale (ora le mirrorless agganciano persino l’occhio dell’animale).
Come scegliere la modalità AF
- Punto singolo: soggetto fermo o lento, vuoi controllare esattamente quale zona mettere a fuoco (es. l’occhio di un capriolo al pascolo). Richiede inseguimento manuale con il joystick o come su R7 o R5 con il pollice sullo schermo.
- Area ristretta / zona: buon compromesso per soggetti in movimento moderato. Riduce il rischio di aggancio sullo sfondo rispetto al wide.
- Tracking con soggetto: soggetti veloci in ambienti aperti (rapaci in volo, ungulati in corsa). Abbinalo al rilevamento automatico del soggetto animale.
- Animal Eye AF (mirrorless recenti): Nikon Z8/Z9, Canon R5 Mk I e II, Canon R7, Sony A1/A7r V inseguono automaticamente l’occhio dell’animale anche in volo. Attivalo di default.
Bilanciamento del bianco
Solitamente viene lasciato su “Automatico” o viene impostalo in base alle condizioni di luce (es. “Nuvoloso”, “Ombra”, “Luce diurna”). Può essere comunque regolato in post-produzione se scatti in RAW.
Formato del file in fase di scatto
Consiglio di scattare sempre in RAW poiché questa modalità offre la massima flessibilità in post-produzione per regolare esposizione, bilanciamento del bianco, contrasto e nitidezza senza perdita di qualità.
Il JPEG rimane utile se hai bisogno di condividere rapidamente le foto, ma è limitato per la modifica in post produzione.
Inquadrature e composizione fotografica
Anche le inquadrature sono importanti. Per iniziare potresti utilizzare questi approcci:
Regola dei terzi che consiste nel suddividere l’inquadratura in nove parti uguali e posizionare il soggetto in corrispondenza delle linee o dei loro incroci dando così un equilibrio visivo e un po’ di dinamismo. Se l’animale guarda verso sinistra dovresti posizionarlo nei riquadri di destra in modo da dare continuità allo sguardo. Ad esempio:

Cornici naturali: anche se più complesso nella fotografia della fauna selvatica sfrutta le linee di fuga, la diagonali e le cornici come i rami degli alberi per dare un tocco in più alla scena.
Punto di vista: Cerca di fotografare all’altezza degli occhi dell’animale per creare un maggiore impatto emotivo.

Dati di scatto: Canon R5 – f/7.1 – 1/2000 sec, ISO-1600, 50 mm. Obiettivo Canon RF 100-500mm F4.5-7.1L IS USM
Spazio negativo: usa gli spazi vuoti intorno al soggetto per creare un senso di scala o isolamento.
Un corso base di fotografia tenuto da fotografi professionisti è il miglior investimento da fare persino prima dell’acquisto di un corpo macchina super performante.
Fotografare gli animali in movimento
Per fotografare gli animali in movimento non basta trovarsi nel posto giusto al momento giusto: serve reattività e conoscenza del comportamento della specie che si intende ritrarre e della propria attrezzatura fotografica.
Il primo aspetto da padroneggiare è infatti il tempo di scatto: per congelare l’azione di un ungulato come un cervo in corsa, un camoscio che salta o il volo di un rapace, è necessario impostare tempi rapidi, a partire da 1/1000s in su, modulando l’impostazione in base alla scena e alla distanza adeguando ISO e apertura per mantenere un’esposizione corretta.
Come suggerito sopra, in questi casi, l’uso della modalità autofocus continuo (AF-C per Nikon/Sony, AI Servo per Canon), in combinazione con una raffica veloce e un buffer capiente diventano imprescindibili per portare a casa lo scatto.
Non sempre è necessario congelare lo scatto, dipende sempre da che cosa si vuole trasmettere. Ad esempio, tra le tecniche più efficaci per conferire dinamismo alla scena c’è anche il panning: consiste nel seguire il soggetto in movimento mentre si scatta, usando tempi più lenti (tra 1/60s e 1/125s) per ottenere uno sfondo mosso che accentui la velocità, lasciando il soggetto relativamente nitido.

Dati di scatto: Canon Eos R5, f732, 1/13 sec ISO-100, 500mm. Obiettivo Canon RF 100-500mm F4.5-7.1L IS USM.
Richiede esercizio, ma può dare risultati espressivi e coinvolgenti, soprattutto con mammiferi in corsa. Testato più volte personalmente in Tanzania sia in occasione della Grande Migrazione che su soggetti come sciacalli o zebre.
Nell’esempio sopra, essendoci luce fortissima ho dovuto chiudere tantissimo il diaframma per abbassare i tempi e dare quell’effetto.
Tecnica esecutiva per il panning
- Stabilizzatore in modalità panning (Mode 2 Canon / equivalente Nikon/Sony): stabilizza solo l’asse verticale, lasciando libero l’orizzontale per seguire il soggetto senza che il sistema “combatta” il tuo movimento.
- Movimento del busto, non dei polsi: ruota dalla vita tenendo la fotocamera incollata al viso. I polsi fissi evitano micro-tremori verticali che rovinano la nitidezza del soggetto.
- Inizia il panning prima del soggetto: non aspettare che entri nel frame. Inizia a seguirlo appena lo vedi e mantieni il ritmo costante anche dopo lo scatto (follow-through).
- AF continuo su area ristretta: evita l’Animal AF in modalità panning — il soggetto si muove troppo velocemente per il rilevamento. Usa un’area ristretta con il punto nel terzo anteriore del corpo.
Tecniche di post produzione
Una volta terminata la sessione fotografica è ora di sviluppare le tue foto. Utilizza software di editing come Adobe Lightroom, Photoshop, Capture One per migliorare le tue immagini. Ognuno utilizza tecniche di post produzione diverse ma in linea di massima puoi procedere con le seguenti regolazioni di base:
- Esposizione: correggi eventuali sotto o sovraesposizioni.
- Bilanciamento del Bianco: assicurati che i colori siano naturali.
- Contrasto e Luminosità: migliora la profondità e l’impatto dell’immagine.
- Nitidezza: aumenta leggermente la nitidezza, ma fai attenzione a non esagerare ottenendo l’effetto contrario. Attenzione soprattutto ai dettagli come al pelo degli animali.
- Riduzione Rumore: se hai scattato ad alti ISO, applica una leggera riduzione del rumore. Puoi utilizzare software di supporto a pagamento come Topaz Denoise ma ad oggi Lightroom con la riduzione del rumore con l’intelligenza artificiale ha fatto grandi miglioramenti.
- Cropping: ritaglia l’immagine per migliorare la composizione e eliminare gli elementi non necessari. Spesso capita di dover tagliare parte dell’immagine. Per questo si consiglia di utilizzare sensori densi come i 45 megapixel su FF e 32 megapixel su APSC.
Ordine che uso nelle operazioni in Lightroom per le foto di animali
- Riduzione rumore prima di tutto: personalmente Lightroom AI Denoise lo applico prima di qualsiasi altra regolazione. Valori tipici:
- Esposizione e recupero luci/ombre: su RAW puoi recuperare 2–3 stop di ombre senza degrado visibile su sensori recenti.
- Bilanciamento del bianco: solitamente lo lascio in automatico e lo modifico quando necessario.
- Altre regolazioni come nitidezza le regolo durante la fase di trattamento
- Cropping come ultimo passaggio: mantengo almeno 20–25MP dopo il crop. Se devo stampare ingrandisco la foto con le nuove metodologie di Photoshop.
Quale fotocamera usare per fotografare gli animali in natura?
La scelta dell’attrezzatura quando si decide di fotografare gli animali, può fare la differenza. Inizialmente l’investimento dovrebbe essere comunque proporzionato alle esigenze e se possibile conviene preferire l’acquisto di un buon obiettivo, poiché tendenzialmente hanno cicli di vita più lunghi rispetto ai corpi macchina.
Caratteristiche delle Fotocamere
Le caratteristiche da tenere in considerazione nell’acquisto di una fotocamera volta alla fotografia wildlife sono:
- il numero di frame al secondo (fps) effettuati in modalità RAW e JPG: più alto è il numero più la fotocamera è veloce, aumentando così le possibilità di catturare il giusto scatto in una scena dinamica
- la stabilizzazione sul sensore che aiuta in certe situazioni per evitare il mosso soprattutto se si possiede un teleobiettivo non stabilizzato
- la tropicalizzazione che indica la presenza di guarnizioni e materiali sigillati che la rendono fino ad un certo punto resistente a polvere, umidità e schizzi d’acqua.
- La possibilità di scattare in modalità silenziosa per evitare di dare disturbo o farsi individuare dagli animali. Le mirrorless con l’otturatore elettronico sono generalmente più silenziose.
- il numero di megapixel del sensore da considerare in caso di crop (tagliare la fotografia) in post produzione.
È meglio una fotocamera Full Frame, APSC o Bridge per fotografare gli animali?
Dipende: la scelta tra sensore Full Frame e APS-C è una delle prime valutazioni da fare quando si ha l’obiettivo di fotografare gli animali selvatici ma ognuno dei due formati ha vantaggi e svantaggi specifici a seconda dello stile e delle esigenze del fotografo. Eccone alcuni:
Fotocamere full frame nella fotografia naturalistica
Una fotocamera full frame, mirrorless o reflexx che sia, ha un sensore di circa 36×24 mm. Questo tipo di sensore offre generalmente una migliore qualità d’immagine e migliori prestazioni in condizioni di scarsa luce a seconda del numero di megapixel che possiede.
Pro Full Frame
- Maggiore sensibilità alla luce e migliore gestione degli alti ISO, utile in condizioni di scarsa illuminazione come all’alba o al tramonto. Anche se oggi i passi avanti fatti nelle APSC sono notevoli.
- Generalmente gamma dinamica più ampia, che consente di recuperare meglio luci e ombre, preziosa in ambienti a forte contrasto.
Contro Full Frame
- Costi generalmente più elevati sia per il corpo macchina che per gli obiettivi compatibili.
- Differenza di ingombro e peso dove di solito le FF hanno un peso maggiore. Questo è un aspetto da non sottovalutare in caso di uscite in montagna o di lunghi spostamenti.
Fotocamere APS-C nella fotografia naturalistica
Una fotocamera APS-C ha un sensore più piccolo rispetto al full frame, di circa 22×15 mm. Offre un fattore di crop (circa 1,5x) che influisce sull’inquadratura consentendo di utilizzare ottiche di lunghezza focale più ridotte. Spesso le fotocamere APSC sono più compatte delle FF e ideali anche come primo corpo macchina per iniziare.
Pro APS-C
- Fattore di crop (solitamente 1.5x o 1.6x) che aumenta la lunghezza focale apparente: ad esempio un’ottica di 600mm diventa un 960 mm equivalente, perfetto per soggetti distanti e per l’avifauna
- Corpi e obiettivi spesso più leggeri e compatti, ideali per lunghe sessioni sul campo
- Prezzo più accessibile, ottimo per chi inizia o ha un budget contenuto.
Contro APSC:
- Solitamente, prestazioni leggermente inferiori in condizioni di luce scarsa rispetto al Full Frame.
- Minore gamma dinamica e resa del dettaglio, specie con sensori meno recenti.
Fotocamere Bridge
Le fotocamere bridge, grazie al loro zoom potente e al corpo compatto, sono spesso scelte da chi pratica la fotografia di animali selvatici senza voler trasportare attrezzature ingombranti. Presentano anche dei limiti rispetto a modelli più avanzati (mirrorless o reflex) in termini di qualità immagine.
Pro delle Bridge:
- Zoom ottico molto esteso, utile per fotografare animali da lontano senza disturbarli
- Corpo leggero e maneggevole, ideale per escursioni
- Tendenzialmente buono il reparto video
- Prezzo totale più accessibile rispetto a reflex o mirrorless che richiedono l’aggiunta dell’obiettivo
Contro:
- Qualità d’immagine inferiore, soprattutto in condizioni di scarsa luce
- Autofocus meno reattivo per soggetti in rapido movimento
Quale fotocamera devo quindi scegliere per scattare agli animali?

Non esiste un vincitore tra una tipologia di corpo macchina né un marchio che sia meglio dell’altro.
La macchina fotografica perfetta non esiste ma esiste solo la migliore per le proprie esigenze.
Se decidi di fotografare i caprioli o i cervi al tramonto una buona full frame con un buon teleobiettivo può consentirti di continuare a scattare fino a poco prima del buio. Su FF un sensore con 45/50 megapixel ti consente in post produzione di croppare con più margine nel caso in cui il soggetto sia troppo piccolo. In altri casi un sensore denso su APSC, come ad esempio un 32 megapixel, potrebbe necessitare di ottiche di buona qualità per non far emergere difetti nelle fotografie.
Se sei amante della fotografia di uccelli invece potresti assolutamente preferire una APSC dato il fattore di crop e l’utilizzo in piena luce.
Fotocamere per fotografia naturalistica
Di seguito una lista solo di alcune delle fotocamere che si adattano bene a questo tipo di fotografia (anno 2026).
| Modello | Sensore | Megapixel | Raffica FPS | Stabilizzazione | Tropicalizzazione |
|---|---|---|---|---|---|
| Canon EOS R7 | APSC | 32 | 30 | Si | Si |
| Canon EOS R5 e R5 Mark II | FF | 45 | 20 30 | Si | Si |
| Nikon Z8 | FF | 45 | 30 | Si | Si |
| Nikon Z9 | FF | 45 | 20 | Si | Si |
| Sony A7r IV e Sony A7r V | FF | 60 | 10 | Si | Si |
| Sony A1 e Sony A1 II | FF | 50 | 30 | Si | Si |
| Nikon Coolpix P1000 | 1/2.3 | 16 | 7 | Si | No |
Esistono anche altri corpi macchina come ad esempio la Canon r6 mark ii, la Nikon Z6 III o la Canon R3 o altre fotocamere di altri brand, che dicono loro anche in questa nicchia di fotografia.
Obiettivi migliori per la fotografare gli animali
Gli obiettivi più utilizzati per immortalare la fauna sono i teleobiettivi, generalmente dai 300mm in su, che permettono di avvicinarsi agli animali mantenendo una distanza di sicurezza.
Zoom come un 100-400, un 100-500mm o un 200-800 offrono versatilità, mentre un fisso supertele (es. 500mm o 600mm f2.8 o F4) di solito garantisce una qualità ottica superiore ma costi più elevati.
Fisso supertele vs zoom: cosa cambia davvero?
- Qualità ottica (MTF): i fissi supertele (500mm f/4, 600mm f/4) hanno curve MTF superiori agli zoom nelle stesse focali con maggiore risoluzione ai bordi del frame, migliore resa del contrasto come ad esempio sui dettagli del pelo e piume.
- Teleconverter con i fissi: un fisso 500mm f/4 + TC 1.4× diventa 700mm f/5.6 mantenendo AF veloce. Un 600mm f/4 + TC 2× diventa 1200mm f/8 sufficiente per l’AF in buona luce su mirrorless recenti. Con gli zoom, i TC degradano leggermente l’immagine ma sono un’ottima soluzione.
- Peso di sistema: un 600mm f/4, soprattutto se non di ultima generazione, pesa spesso tra i 3,5 e i 4,5kg, con il treppiede e il corpo macchina si arriva ad un settaggio di circa 7/8kg. Per escursioni in montagna, un 100-500mm o massimo un 200-600mm è spesso la scelta più sostenibile.
A seconda dello stile fotografico e di altri fattori come la trasportabilità si può scegliere l’obiettivo per fotografare la fauna che meglio si adatta alle proprie esigenze. Anche in questo caso non esiste l’obiettivo perfetto, bisogna fare le proprie valutazioni in base allo stile fotografico preferito.
Ad esempio se ti piace il “ritratto” di solito si utilizzano ottiche più spinte, se preferisci le foto ambientate è meglio orientarti su obiettivi con meno escursione focale. Come indicato sopra se si desidera fotografare l’avifauna l’acquisto di una APSC potrebbe rivelarsi la scelta vincente grazie al fattore di crop.
Lista di teleobiettivi
| Focale/Marca | Canon | Nikon | Sony |
|---|---|---|---|
| Fino a 300 mm | RF 100-300 f2.8 L is USM | – | Sony FE 300mm f/2.8 GM OSS |
| Fino a 400 mm | Canon RF 400mm f/2.8 L IS USM Canon RF 100-400mm f/5.6-8 IS USM | Nikon Z 400mm f/2.8 TC VR S Nikon Z 400mm f/4.5 VR S Nikon Z 100-400mm f/4.5-5.6 VR S Nikon Z 28-400mm f/4-8 VR | Sony FE 100-400mm f/4.5-5.6 GM OSS Sony FE 400mm f/2.8 GM OSS |
| Fino a 500mm | Canon RF 100-500mm f/4.5-7.1 L IS USM | – | – |
| Fino a 600 mm | Canon RF 600mm f/4 L IS USM Canon RF 600mm f/11 IS STM | Nikon Z 180-600mm f/5.6-6.3 VR Nikon Z 600mm f/6.3 VR S Nikon Z 600mm f/4 TC VR S | Sony FE 200-600mm f/5.6-6.3 G OSS Sony FE 600mm f/4 GM OSS |
| Fino a 800 mm | Canon RF 800mm f/5.6 L IS USM Canon RF 800mm f/11 IS STM | Nikon Z 800mm f/6.3 VR S | Sony FE 400-800mm f/6.3-8 G OSS |
| Fino a 1200 mm | Canon RF 1200mm f/8 L IS USM | – | – |
Modalità avvicinamento: appostamento o fotografia vagante
Esistono diverse modalità per fotografare gli animali in natura, tra cui l’appostamento e la fotografia vagante.

Appostamento fotografico
L’appostamento è la modalità più complessa, ma in generale la più indicata sia per gli uccelli che per i mammiferi. Consiste nel mimetizzarsi nell’ambiente, rimanendo in attesa che un animale entri nel campo d’azione dell’obiettivo. Se eseguita correttamente, è la tecnica migliore e più sicura in termini di riduzione del disturbo arrecato alla fauna. Tuttavia, richiede una buona conoscenza della specie e del territorio, rendendola anche la più impegnativa.
Questa tecnica comporta infatti una pianificazione accurata, che include:
- la conoscenza approfondita dell’etologia della specie
- l’analisi dei percorsi abituali (tracce, raspature, abbeveratoi, aree di alimentazione)
- la valutazione della luce e del vento
- il rispetto assoluto delle distanze minime di sicurezza per evitare interferenze comportamentali

Pianificazione tecnica di un appostamento efficace
- Analisi del vento (fondamentale per i mammiferi): se possibile, posizionati sempre sottovento rispetto alla zona di attesa. I mammiferi hanno un olfatto molto più sviluppato della vista e una folata di vento sfavorevole è in grado di vanificare ore di attesa.
- Angolo della luce: pianifica l’appostamento con il sole alle spalle o laterale rispetto al soggetto non frontale a te. Potresti evitare di tenere il sole alle spalle quando il cielo è nuvoloso e la luce non diventa un vero problema.
- Integrazione con l’ambiente: il capanno o l’appostamento deve avere alberi o rocce alle spalle mai essere isolato su un pianoro. Gli animali leggono le sagome e ricordano se frequentano la zona di elementi sospetti.
- Ora di entrata: entra almeno 60 minuti prima dell’alba in silenzio. Gli animali notturni potrebbero essere ancora attivi. La sera appostati almeno 90 minuti prima, meglio anche di più.
- Uscita lenta: esci senza fretta e non fare rumore. Uscire rumorosamente potrebbe precludere lo stesso spot nelle uscite successive.
Fotografia vagante della fauna selvatica
La fotografia vagante, invece, si basa sull’esplorazione attiva di determinate aree alla ricerca degli animali. Questa modalità può causare un disturbo significativo, soprattutto per alcune specie particolarmente sensibili alla presenza umana. Può essere però praticata con animali più confidenti, come lo stambecco o il camoscio, in zone dove sono abituati alla presenza dell’uomo o in situazioni di spostamento tra una location ed un’altra.
Dal punto di vista tecnico, richiede:
- un buon controllo dell’attrezzatura in movimento (tempi rapidi di reazione e messa a fuoco) e generalmente obiettivi e corpi macchina facili da trasportare
- una gestione ottimale della luce naturale in condizioni variabili;
- una buona conoscenza del territorio per individuare habitat favorevoli e probabili punti di avvistamento.
Per minimizzare l’impatto, è fondamentale muoversi con cautela e nel rispetto delle regole delle aree protette e non inseguire mai gli animali o tentare avvicinamenti forzati.
Quale abbigliamento e vestiti camouflage usare?
Se vuoi fotografare gli animali nel loro habitat naturale, l’ abbigliamento gioca un ruolo fondamentale poiché non si tratta solo di comfort, ma di discrezione e funzionalità.
- Indossa capi dai colori neutri o naturali, verde oliva, marrone, grigio, che ti aiutino a mimetizzarti nell’ambiente senza attirare l’attenzione degli animali. Valuta anche la stagione in cui ti trovi e adatta i colori al cambio di colore della vegetazione. Evita ad esempio di usare il blu, un colore che i mammiferi individuano subito.
- Evita tessuti rumorosi (soprattutto su giacche e pantaloni) e, se possibile, opta per abiti tecnici traspiranti e impermeabili, ideali per affrontare pioggia, vento o cambi improvvisi di temperatura. Io e il mio compagno ad esempio abbiamo sempre un poncho mimetico anti pioggia davvero funzionale che ci ha tenuto all’asciutto diverse volte.
- In fase di appostamento le ghillie suite, i ponchi o i teli mimetici, meglio in 3D aiutano a nasconderti e diventare parte del paesaggio. Passamontagna e facemask mimetico permettono di nascondere il viso.
- Usa scarpe o scarponi tecnici come quelli da montagna o da trekking che garantiscono aderenza e stabilità su terreni irregolari. In aggiunta le ghette, soprattutto nei mesi caldi, possono aiutare ad evitare di prendere le zecche o altri insetti.
- Nei climi freddi, privilegia un abbigliamento tecnico e a strati, che ti consenta di muoverti liberamente mantenendo il calore.
- Cappelli a tesa molto utili quando si è nascosti sotto i teli mimetici e i guanti con touch per schermi o senza dita completano il vestiario

Perché i mammiferi vedono il blu?
La maggior parte dei mammiferi selvatici è dicromatica: ha due tipi di coni sensibili al blu-violetto e al verde-giallo, contro i tre dell’occhio umano. Questo significa:
- Non distinguono il rosso dall’arancio e dal marrone e sono praticamente invisibili per colore a un cervo. Se ci fate caso spesso i cacciatori hanno pettorine arancioni ben visibili nonostante debbano mimetizzarsi agli occhi degli ungulati.
- Percepiscono benissimo il blu e il viola.
- Sono molto sensibili al movimento e i colori mimetici camuffano maggiormente nelle fasi di spostamento.
Caratteristiche dei treppiedi nella Wildlife Photography
Un treppiede o un monopiede può aiutarti a stabilizzare l’inquadratura, soprattutto con focali lunghe o in condizioni di scarsa luminosità. In appostamento è quasi sempre suggeribile l’utilizzo di un treppiede. E’ possibile scegliere treppiedi in alluminio o in carbonio. I secondi sono più leggeri e di solito più costosi ma agevolano il trasporto soprattutto sui sentieri di montagna.
Anche la testa del treppiede è importante: a seconda delle preferenze è possibile scegliere tra testa a sfera, video o gimbal. Valuta prima dell’acquisto la portata del cavalletto che deve reggere il peso della tua macchina e dell’obiettivo.
Anche l’investimento fin da subito di un buon treppiede anche con costo non indifferente consente di risparmiare in futuro ed evitare di spendere soldi per prodotti mediocri da sostituire nel tempo.
Evitereste di averne 3 come me.
Attrezzatura fotografica varia
Oltre a quanto indicato nei paragrafi precedenti, è possibile utilizzare attrezzatura fotografica aggiuntiva.
Sgabelli pieghevoli e tappetini da campeggio sono particolarmente utili per isolarsi dal terreno. I primi, pur essendo leggeri, li utilizziamo quando il tragitto dalla macchina è breve. I tappetini da campeggio, invece, io e il mio compagno li preferiamo quando camminiamo per diverse ore per raggiungere la location: sui sentieri di montagna ogni chilogrammo fa la differenza.
Un binocolo (almeno 10×42 o 12×42) è utile soprattutto nella fase di osservazione per individuare gli animali.
Un visore termico notturno è particolarmente utile al mattino per individuare gli animali grazie al rilevamento della temperatura, aggirarli ed evitare di disturbarli.
Quando e perché usare i visori termici nella fotografia di animali selvatici?
I visori termici non amplificano la luce visibile ma rilevano la radiazione infrarossa emessa dai corpi caldi. Un cervo risalta nettamente su uno sfondo d’erba a 5°C anche con nebbia leggera e a centinaia di metri.
- Scenari ideali: alba e crepuscolo, nebbia leggera, boschi fitti. Permette di localizzare gli animali senza avvicinarsi e pianificare il percorso verso l’appostamento.
- Limitazioni: non funziona attraverso il vetro; le foglie dense attenuano il segnale; pioggia intensa compromette il rilevamento. Non è uno strumento di identificazione della specie se fatto a elevate distanze. Modelli di fascia alta permettono di riconoscere gli animali a lunga distanza.
- Risoluzione del sensore: per uso wildlife, 384×288 pixel è il minimo; 640×480 pixel offre immagini leggibili oltre i 200m.
Prendi ispirazione dai fotografi professionisti
Ultimo consiglio ma non meno importante per imparare a fotografare gli animali in natura è quello di lasciarti ispirare dai veri fotografi professionisti (esempio: Marco Colombo, Bruno D’Amicis).
Molti fotografi condividono la loro esperienza tramite libri, documentari e blog, offrendo spunti preziosi migliorare e per far crescere questa passione. Seguirli ti aiuterà a stimolare la tua creatività e a sviluppare uno stile unico. Con il tempo, l’ispirazione che trarrai da loro ti guiderà ad avvicinarti alla fotografia naturalistica con maggiore consapevolezza e passione.
Nella mia libreria, oltre ai libri scientifici sulla fauna, ho libri fotografici di Federico Veronesi, di Sebastiao Salgado e del National Geographic.
Interessanti anche i documentari di Bertie Gregory un giovane filmmaker inglese del National Geographic che ha realizzato di recente alcuni documentari interessanti.
Puoi anche scaricare l’ebook sulla fotografia naturalistica in formato pdf
Conclusione e riassunto
In questo articolo spero di averti dato qualche spunto utile per iniziare a fotografare gli animali selvatici con etica e rispetto.
I 10 punti chiave emersi:
- Studia gli animali e l’habitat (etologia, stagionalità, home range)
- Sii rispettoso e adotta un approccio etico in campo e online
- Assimila le tecniche fondamentali di scatto: usa Tv/S con Auto-ISO
- Investi in un buon obiettivo — ciclo di vita più lungo del corpo macchina
- Impara la fotografia di appostamento: sottovento, luce, integrazione ambientale
- Utilizza abbigliamento mimetico senza sbiancanti ottici UV
- Investi in un buon treppiede con testa gimbal per i teleobiettivi lunghi
- Impara a riconoscere tracce e scegli luoghi ideali per l’appostamento
- Prendi ispirazione dai veri fotografi professionisti
- Post-produci le immagini mantenendo l’originalità dello scatto
Come avrai capito quindi, si tratta di un percorso lungo e avvincente, che richiede tempo, pazienza e una buona dose di rispetto per la natura. Non basta premere il pulsante di scatto: bisogna imparare a osservare, ascoltare e muoversi con discrezione, accettando i silenzi e aspettando gli incontri inattesi.
Ogni uscita è un’occasione per migliorare, ma anche per riscoprire il legame profondo che ci unisce al mondo selvatico. Che tu sia all’inizio o già esperto, l’importante è lasciarti guidare dalla curiosità e dal desiderio di raccontare la vita nella sua forma più pura, un’immagine alla volta.
FAQ
Per diventare un fotografo di animali, inizia studiando le basi della fotografia e pratica spesso, anche con soggetti domestici per imparare le tecniche di scatto. Specializzati nella fotografia naturalistica e impara il comportamento degli animali per anticipare i momenti migliori (studia su libri, documentari ecc). Costruisci un portfolio e non rincorrere i like!
In Italia puoi fotografare gli animali selvatici in diversi parchi naturali e riserve. Alcuni dei luoghi migliori sono:
Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: famoso per cervi e per i grandi carnivori
Parco Nazionale del Gran Paradiso: famoso per stambecchi, camosci e aquile reali e gipeti.
Parco dello Stelvio e Alpi Marittime: ideali per fauna alpina
Delta del Po: perfetto per l’avifauna e la fotografia di uccelli migratori.
Qualsiasi bosco o prato di collina e montagna: per macrofotografia, ungulati ed uccelli
Questi luoghi offrono ambienti naturali diversi ideali per la fotografia faunistica. Spesso basta guardarsi un po’ intorno per scoprire luoghi davvero interessanti.
Infografica

Fonti interessanti per spunti o informazioni aggiuntive.
- ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
- Parks.it – Parchi Nazionali Italiani
- Wildlife Photographer of the Year


